Antifascismo. Iniziative, foto, biografie,

 14 Agosto 2016
COMUNICATO STAMPA
Come presidente della sezione ANPI “Lanciotto Ballerini” di Campi Bisenzio, mi sento in dovere per il rispetto della memoria e del ricordo contro ogni opportunismo di sorta di fare la seguente relazione e dichiarazione. L’Anpi di Campi Bisenzio è presente nel territorio dal 1944, i partigiani che l’hanno composta hanno dato vita alla rinascita democratica e civile del nostro Paese e hanno tenuto viva la memoria degli eventi tragici che l’hanno percorso durante tutto il periodo del regime fascista fino alla fine della guerra. Negli ultimi anni accadono cose insensate. La sezione Anpi ha da sempre collaborato attivamente con l’amministrazione comunale e durante il XX*, il XXX* sono state realizzate ricerche e raccolto testimonianze che hanno permesso la pubblicazione di opuscoli che restassero a memoria perenne dei tragici fatti avvenuti nel territorio.
Oggi purtroppo devo rammaricarmi dei mancati inviti alle celebrazioni e dei mancati momenti di intervento in esse.
E’ accaduto ieri che durante la celebrazione a memoria dei 13 Martiri a cui abbiamo partecipato come da sempre facciamo, appunto, nonostante il mancato invito ho notato che per la prima volta il nostro comune ha dimenticato di inserire tale ricorrenza anche nel sito web istituzionale. Abbiamo come Campi Bisenzio nove cittadini uccisi dalla barbarie nazifascista in quel tragico giorno del 1944.
Ieri a intervenire alla celebrazione ed a portare il loro contributo erano presenti tre amministrazioni comunali, Campi Bisenzio, Signa e Lastra a Signa con i loro rappresentanti istituzionali, un intervento mi era sembrato inopportuno perché andava a toccare temi che non rientravano nel cerimoniale e neanche erano attinenti, “affermava che la Russia era un Paese antidemocratico”, mi si sono spalancate le orbite degli occhi non credevo alle mie orecchie, come? … mi sono chiesto… un giovane può fare simili affermazioni con una leggerezza impressionante davanti alle tragedie integraliste fasciste-islamiste che invadono il mondo che ci circonda e di cui vediamo i tragici effetti della barbarie. Milioni di persone in balia del terrore e della guerra, migliaia di vittime innocenti massacrate con criminale ferocia, (un passato che si ripete) ondate di profughi in cerca di sicurezza nelle nostre coste e territori. Cosa centra la Russia? Ho chiesto di poter fare un intervento a memoria dei fatti accaduti nel territorio e chiaramente per ripristinare un po di verità sui fatti odierni ma …non mi è stato concesso dall’Assessore Giampiero Fossi del comune di Signa, (già la casa del Vinattieri e sul loro lato strada. S. Piero a Ponti una frazione divisa tra due comuni da una strada?) L’assessore mi ha comunicato che Anpi ha un solo intervento e che era stato concordato che parlasse il rappresentante dell’Anpi di Signa. (con noi non avevano concordato niente, visto che non ci hanno neanche invitato). Ecco cosa avrei detto: “la barbarie che ha tragicamente mietuto le vittime del nostro borgo si sta ripetendo intorno a noi e che l’Italia (guardando ai fatti e difetti nostri prima di parlare di altri paesi) è tragicamente incurante, che non rispetta la Costituzione italiana vendendo armi a monarchie medievali come gli stati sauditi che le rigirano ai terroristi del califfato danesh-isis, e che davanti ad una nazione l’Ucraina in cui è avvenuto un golpe nazifascista che discrimina la propria popolazione e che compie massacri contro inermi civili (vedi 2 maggio 2014 Odessa la strage dei giovani oppositori pacifici che manifestavano in campo Kulikovo, uccisi con barbarie disumana all’interno della casa dei sindacati e fuori) e che ha portato il proprio paese ad una guerra civile, nessuna indignazione avviene nella “democratica” istituzionale Europa, anzi l’Italia e alleati supportano con armi e soldi il regime fantoccio di Poroshenko recentemente nominato cittadino onorario di Verona. Vergogna….
Fulvio Conti
presidente pro tempore
Anpi “Lanciotto Ballerini” Campi Bisenzio

 

 

13 Agosto 1944

I 13 Martiri di San Piero a Ponti

L’eccidio di San Piero a Ponti (o eccidio di via XII Martiri) è stato un crimine di guerra compiuto il 13 agosto 1944 a San Piero a Ponti per opera di soldati tedeschi contro un gruppo di tredici civili italiani, conosciuti come i martiri di San Piero a Ponti.
San Piero a Ponti è un centro abitato suddiviso amministrativamente tra i comuni di Campi Bisenzio e Signa. È posto lungo la “via Pistoiese” (strada statale 66), lungo la quale passa il confine tra i due comuni, ed è attraversato dal fiume Bisenzio.
Nella mattina dell’11 agosto 1944. mentre imperversa l’insurrezione di Firenze, due soldati tedeschi percorrevano su un sidecar la strada statale 66 in direzione Poggio a Caiano, dove dovevano consegnare alcuni documenti al locale comando. Giunti sul ponte sul Bisenzio di San Piero a Ponti, i soldati non si accorsero che il ponte era pericolante e in parte crollato e caddero nel greto del fiume ( il ponte era stato minato dai tedeschi, ma durante la nottata l’artiglieria americana colpì una parte del ponte che innescò alcune cariche delle mine). Subito soccorsi dalla gente del luogo, non riportarono gravi ferite e il comando tedesco ebbe la cura di transennare gli accessi del ponte e di collocare alcuni cartelli di avviso.
La notte seguente, qualcuno decise di compiere un atto di sabotaggio a danno degli occupanti e rimosse le transenne e i cartelli che avvertivano del pericolo, (nessun sabotaggio venne autorizzato dal CTLN locale, fin dal ottobre 1943 il responsabile di zona Spartaco Conti,vietò che fossero fatti atti ostili agli occupanti nei pressi della città perchè era chiaro che i nazisti avrebbero compiuto rappresaglia contro i civili, si presume che i cartelli furono tolti da azione individuale da parte di alcuni locali giovanissimi). La mattina del 12, una camionetta tedesca imboccò la rampa di accesso al ponte e cadde nel greto. Questa volta le conseguenze per i passeggeri furono severe: un soldato perse la vita, uno fu ridotto in condizioni disperate e due riportarono ferite.
Il comando tedesco della zona, visto il sabotaggio avvenuto nella notte, decise di effettuare una rappresaglia, ordinando la fucilazione di venti ostaggi tra i cittadini della zona. La caccia per le strade di San Piero riuscì però a scovare sedici uomini, ma uno di loro, il dodicenne Ivano Bonacchi, venne lasciato andare forse per la giovanissima età.
Mentre i tedeschi stavano portando i quindici al luogo della fucilazione, due di loro poterono salvarsi: il primo, Ugo Rastrelli (16 anni) fu fatto scappare via da un soldato alsaziano a cui aveva chiesto mercé in francese; il secondo, il diciannovenne Nilo Benesperi, tentò il tutto per tutto saltando con la forza della disperazione un muro di cinta, facendo poi perdere le proprie tracce nei campi tra le fucilate dei tedeschi.
I tredici prigionieri ancora in mano dei tedeschi furono allora fucilati, dalle testimonianze che abbiamo in nostro possesso, i rastrellati furono fatti uscire a tre a per volta dalla casa in cui erano rinchiusi, la casa del Vinattieri, una casa di via San Piero a Ponti (ribattezzata via XIII Martiri dopo la Liberazione in ricordo dell’eccidio). I nostri concittadini non rimasero inermi davanti alla facciata della casa ma cercarono di scappare, oramai certi della loro fine fecero ultimo disperato tentativo, ma i carnefici inseguendoli gli sparavano a bruciapelo, i ricordi sono di un bestiale massacro con le divise dei nazisti zuppe di sangue dei civili.
I nomi dei fucilati erano:
Dino Calzolari, 67 anni, di San Piero a Ponti
Ovidio Gaetano Campani, 62 anni, di San Piero a Ponti
Narciso Checchi, 61 anni, di San Mauro a Signa
Dino Giuseppe Fiaschi, invalido di 43 anni, di San Piero a Ponti
Mario Manetti, 63 anni, di San Cresci
Giuseppe Maoggi, 63 anni, di San Mauro a Signa
Arturo Masi, 60 anni, di San Piero a Ponti
Ademaro Paoletti, 69 anni, di San Piero a Ponti
Amedeo Papini, 64 anni, di San Cresci
Gaetano Parri, 52 anni, di San Donnino
Cornelio Pugi, 52 anni, di San Mauro a Signa
Pietro Signorini, 67 anni, di San Martino di Campi Bisenzio
Amerigo Testi, 54 anni, di San Mauro a Signa.
Era una domenica, una tragica domenica di sangue.
Onore ai Caduti. Mai più barbarie.

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Essere partigiani e antifascisti alla luce della memoria.

Non un passo indietro.

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Documento

A.N.P.I. ASSOCIAZIONE NAZIONALE PARTIGIANI D’ITALIA

COMITATO NAZIONALE

Ente Morale Decreto Luogotenenziale n. 224 del 5 aprile 1945

Il Comitato nazionale dell’ANPI, vista la campagna condotta da alcuni organi di stampa sulla cosiddetta spaccatura all’interno dell’ANPI per svalutare l’intera Associazione; visti i tentativi, da varie parti, di provocare o intimidire l’ANPI con dichiarazioni quanto meno improvvide mettendo perfino in dubbio la rilevante eredità morale di cui è portatrice e il dovere statutario di difendere la Costituzione da ogni stravolgimento; ribadisce: che la decisione di aderire alla Campagna referendaria per il NO è stata adottata dal Comitato Nazionale del 21 gennaio u.s. , con una netta e precisa maggioranza (venti voti a favore e tre astensioni), che tale decisione è stata ribadita praticamente in tutti i Congressi provinciali e sezionali dell’ANPI, con rarissime eccezioni; che la conferma definitiva è venuta dall’inequivocabile voto conclusivo (con solo tre astensioni) del Congresso sui documenti congressuali, compresa la relazione generale del Presidente, analoga – nella sostanza – alle decisioni precedenti; che è assolutamente lecito e normale che vi siano, all’ANPI, anche opinioni dissenzienti, ma che il dissenso deve essere mantenuto nei limiti della circolare del 5 marzo 2016, là dove afferma: «Abbiamo sempre affermato che la nostra è un’Associazione pluralista, per cui è normale anche avere opinioni diverse. Altra cosa, però, sono i comportamenti. Ovviamente, non sarà “punito” nessuno per aver disobbedito, ma è lecito chiedere, pretendere, comportamenti che non danneggino l’ANPI e che cerchino di conciliare il dovere di rispettare le decisioni, con la libertà di opinione». decide:  di intensificare la Campagna per il NO alla riforma del Senato e per il SÌ alla correzione di parti della Legge elettorale “Italicum” in tutti i luoghi in cui l’ANPI ha una sede, d’intesa con l’ARCI e con le altre Associazioni che hanno aderito ai Comitati per il NO alla Riforma del Senato e per la “correzione” della Legge elettorale, adottando tutte le misure necessarie perché la raccolta delle firme si concluda tempestivamente e con esito positivo, invitando tutti gli iscritti a dedicare ogni impegno affinché si realizzi un’ampia e completa informazione di tutti i cittadini, sulle ragioni del NO e sui contenuti della riforma in discussione;  di non accettare provocazioni e dunque di non intervenire in dibattiti e polemiche che non riguardino i contenuti dei referendum; ./. 2/.  deplorando la inaccettabile campagna introdotta contro l’ANPI, perfino tentando discriminazioni fra i partigiani e respingendo altrettanto vergognosi avvicinamenti ad organizzazioni di stampo fascista; di invitare tutti, Governo, Partiti, Associazioni, cittadini, a mantenere la campagna referendaria nei confini della democrazia e della correttezza, dando assoluto ed esclusivo primato ai contenuti;  invita la stampa a dar conto di tutte le posizioni, senza preferenze né distinzioni ed, in particolare, radio e televisione ad aprire spazi adeguati anche ai sostenitori del NO, come finora non è avvenuto;  richiama l’attenzione del Garante delle Comunicazioni a fare il possibile per garantire che l’informazione – nella campagna referendaria – sia ampia ed equilibrata, si abbassino i toni, si privilegino le discussioni, pacate e le riflessioni informative. Il referendum è un diritto dei cittadini e delle cittadine ed è uno strumento di democrazia: è necessario che tutti lo rispettino e si adeguino alla necessità di consentire una piena conoscenza dei reali problemi in discussione, senza prevaricazioni e senza l’uso di dichiarazioni provocatorie ed offensive. L’ANPI tutta è impegnata a garantire che questo importante esercizio di democrazia si svolga con estrema correttezza e parità di condizioni, in modo che davvero la parola conclusiva spetti al popolo. Roma, 24 maggio 2016 Comitato Nazionale ANPI

Campi Bisenzio

Alle Istituzioni Democratiche, A tutte le Associazioni Democratiche

Ai Partiti, Ai Sindacati, Ai Cittadini tutti.

Oggi, riteniamo doveroso e serio prendere la penna in mano con lo stesso ardore che i Partigiani ebbero quando furono costretti dalle circostanze a prendere in mano altri tipi di strumenti per conquistare la libertà di un popolo schiacciato sotto la tirannia del nazifascismo. E lo facciamo per difendere la stessa Costituzione che dal loro sacrificio fu ispirata. In quel momento storico cattolici, liberali, comunisti, socialisti, contadini, professori, operai, musicisti, artigiani, commercianti, un popolo intero, trovarono la forza di reagire agli orrendi accadimenti che una visione autoritaria del mondo portarono in fondo al baratro l’intera nazione italiana. Ben consapevoli che oggi il pericolo non è la morte, ma l’autoritarismo liberista approvato a suon di forzature da una maggioranza relativa alle camere, con il quale si stravolge l’ordinamento costituzionale dello Stato che oggi conosciamo. Nella riforma costituzionale oggetto del prossimo referendum si riduce impropriamente il Senato ad una camera vuota che non rappresenta per niente le regioni,ne faranno parte presidenti, sindaci che godranno dell’immunità parlamentare e non vi sarà una camera che rappresenti le Comunità. Quei rappresentanti locali saranno lì senza nessun potere decentrato impositivo, di fatto togliendo al popolo la facoltà di eleggere i propri rappresentanti a cui si dà indirizzi di materia che confliggono con lo Stato centrale. Tutto questo e molti altri cambiamenti imposti alla seconda parte della Costituzione annientano la prima parte e gli stessi principi fondamentali della Carta, spostando poteri a favore del Governo ed eliminando contrappesi istituzionali che in 70 anni hanno comunque garantito la democrazia e la pace nel nostro Paese, nel nome di un decisionismo o di un risparmio economico tutto da dimostrare. Si vuol cambiare il “regolamento del nostro stare insieme” creando a nostro parere un “caos istituzionale”. Siamo altresì convinti che “le mani in Costituzione ci vadano messe solo per migliorarla”. Ed è per questo che chiediamo la vostra adesione a sostenere il NO al referendum confermativo di Ottobre. L’ANPI vuole tenersi lontana da ogni polemica strumentale da qualsivoglia provenienza. Inoltre vi mettiamo a conoscenza che siamo intenti a raccogliere le firme per l’abrogazione della legge elettorale definita “Italicum”, riedizione del “porcellum”, già dichiarato incostituzionale. Questa legge elettorale dopo l’approvazione della riforma costituzionale sposterebbe il potere nelle mani del Governo, rendendolo di fatto un premierato assoluto; inoltre la forza politica uscente vincitrice dalle urne potrebbe anche essere l’espressione di una minoranza di elettori. Con l’obiettivo di informare i cittadini metteremo in campo tutta una serie di iniziative il più capillare possibile. Sicuri di un vostro interesse attendiamo un vostro pronunciamento.

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8 marzo 1944,, Lavoratori locali deportati

8 marzo 1944,, Lavoratori locali deportati

 

OPUSCOLO DEPORTATI

 

 

 

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Un Ringraziamento speciale ai ciclisti MBK

che dalla Piana hanno raggiunto il borgo di Valibona.

Un Abbraccio Resistente e Antifascista a tutti voi.

Saharawi Liberi

Autodeterminazione dei Popoli

Contro la guerra e le occupazioni

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3 Gennaio
Campi Bisenzio – Valibona

In Onore e Gloria ai Caduti
Lanciotto Ballerini, comandante med. Oro al V.M., Wladimir, russo, Tenente dei Genieri dell’Armata Rossa, Ventroni Giuseppe militare Italiano della Sardegna. Qui Caduti per il riscatto civile e morale dell’Italia da vent’anni oppressa dal totalitarismo criminale fascista.
Contro la guerra e i mercanti di morte, per la giustizia sociale,,la tutela della salute, per la dignità umana, la libertà, la difesa della Costituzione Italiana, per l’autodeterminazione dei popoli, contro il totalitarismo Sempre.

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A,N,P.I. Lanciotto Ballerini e Cantiere Sociale Camilo Cienfuegos
Venerdì 4 Dicembre
“La Pace, l’Uguaglianza, la Dignità umana, i Diritti inviolabili sanciti nella Costituzione Italiana”
La nostra Regione nel 1786 fu il primo Stato (Granducato di Toscana) del mondo a cancellare la pena di morte. Pena di morte reintrodotta nel nostro Paese nel 1930dal Codice Rocco di ispirazione fascista. Un atto vile e disumano che rappresenta appieno quello che è stato il nazifascismo e la sua subcultura. Il sacrificio, la battaglia dei partigiani delle donne e degli uomini che hanno combattuto per la libertà e la democrazia si ritrovano nei valori fondanti della Costituzione. Principi e valori che attraverso il Ricordo, la Memoria riaffermiamoi valori di pace, giustizia sociale e dignità umana come atti di civiltà universali.

ore 18,00 – Sede A.N.P.I. Piazza G. Matteotti, 25
Apertura straordinaria della Sezione A.N.P.I. “Lanciotto Ballerini”, distribuzione di materiale informativo sulla Resistenza e libretti della Costituzione, video e visita guidata alla Mostra allestita all’interno.
ore 20,30 – Sede CANTIERE SOCIALE CAMILO CIENFUEGOS, via Chiella, 4
CENA DI PECORA, costo 12 euri, cucinata da Francesco Iorio.
Penne alla pecora, pecora in umido e fagioli, acqua e vino.
ore 22,30 CONCERTO, Fratelli Rossi, canzoni di lotta e resistenza e Kaosforcause kombat punk Terni.

anpicampibisenzio@virgilio.it

Per la Cena TesserANPI a tutta Pecora prenotarsi

Documenti Novembre 2015

CP-Legge elettorale, Riforma del Senato, progetti di Referendum

Documento per il 16°Congresso Nazionale

 

 

 

Associazione Nazionale Partigiani d’Italia

Sezione “Lanciotto Ballerini”

Protagonisti

dell’Antifascismo e della lotta di Resistenza

Nel nome di coloro

che parteciparono, lottarono, caddero,

per la Pace, la Libertà e la Giustizia sociale

il nostro impegno di oggi per una società più giusta,

senza sfruttati e sfruttatori nello spirito

della Costituzione repubblicana

nata dalla Resistenza

Lanciotto Ballerini, Eroe nazionale
Nato a Campi Bisenzio il 15 agosto 1911, caduto in battaglia contro i fascisti il 3 gennaio 1944.

Nato a Campi Bisenzio il 15 agosto 1911 da Felice ed Antigone Paoli.I Ballerini sono una famiglia numerosa, sei fratelli (Bertino, Vittorio, Alfredo, Lanciotto, Romolo e Renzo) ed una sorella Gilda, la più piccola.Felice Ballerini padre, antifascista comunista convinto, si occupa dell’attività di macellazione e di commercio carni, specialmente di ovini, ben presto diviene il mestiere di tutta la famiglia. L’infanzia di Lanciotto è come quella di tanti suoi coetanei, vita di campagna, lavoro e scuola. Da giovanissimo Lanciotto mostra eccellenti dote fisiche, la sua prestanza fisica lo porta a primeggiare tra i coetanei, ma è un giovane altruista “un forte che aiuta i deboli”, in molte occasioni locali si è distinto per aver preso le difese dei più deboli. Amante dello sport e sprezzante del pericolo, gli piace gareggiare con gli amici ed essendo un giovane di grande resistenza riesce a primeggiare nelle sfide di ciclismo e di nuoto è alto e fortissimo. In paese un giorno successe una disgrazia, un uomo affogo nel Fiume Bisenzio, dopo averlo cercato inutilmente con le squadre dei soccorsi, mandarono chiamare Lanciotto che era un esperto del fiume perché abituato ad andarci a pescare con le mani e conosceva tutti i punti del fiume, abile nuotatore resisteva circa 3 minuti sotto l’acqua, recuperò la salma dello sfortunato e lo consegnò ai familiari.Gli amici e Ferdinando Puzzoli lo convincono ad avvicinarsi allo sport del pugilato (lui era contrario lo considerava uno sport violento) Ferdinando cominciò ad allenarlo nei primi momenti di iniziazione. Lanciotto si segnala quasi da subito come uno dei migliori allievi. Inizia così una ricca parentesi sportiva (a 19 anni vinse il torneo “Primi Pugni”), che lo vede incontrarsi con grandi nomi del pugilato dell’epoca ma, questa bella parentesi sportiva si chiude con la chiamata alle armi nel 1931, dove presta il servizio militare in Emilia.

Dopo aver finito il militare ritorna a casa e dopo pochi anni viene richiamato alle armi, per una guerra vera, quella in Etiopia. La vita di militare in Etiopia per Lanciotto è contrassegnata da atti di eroismo e punizioni, il suo carattere generoso ed altruista è anche poco disponibile a tollerare i comandi e la disciplina militare. Un atto di valore gli valse la proposta di promozione a sergente e vale la pena di raccontarlo: – c’erano tre soldati italiani a lavarsi in un fiume, fra loro un campigiano, un certo Rossi di S. Cresci. Poco più in là Lanciotto, la cui attenzione venne richiamata dalla cantilena di guerra africana; Lanciotto impugnò subito il fucile ed ecco infatti che dal cespuglio balzo fuori un africano armato di scimitarra per aggredire i soldati al fiume. Lanciotto sparò subito, salvando la vita ai compagni fra cui vi era anche un ufficiale. La sua promozione a sergente però non ebbe seguito perché, dopo poco viene punito per aver diviso il pane con compagni di grado inferiore, cosa mal tollerata dalle gerarchie militari del campo.
Quando Lanciotto rientra a Campi dopo la guerra viene accolto dai fascisti come un eroe e gli viene subito offerta la tessera fascista, ma Lanciotto per le sue idee di libertà, di uguaglianza, di democrazia e la sua avversione alle gerarchie, la rifiuta, perdendo così la possibilità di trovare lavoro e sicurezza per sé e per la sua famiglia.I Ballerini sono segnalati come antifascisti e in più c’è quella grande amicizia sospetta con il sovversivo Nandino (Ferdinando Puzzoli).Il 5 aprile 1937 Lanciotto sposa Carolina Cirri, una ragazza di S. Giorgio che gli darà ben presto una figlia, Amapola. Nell’ aprile del 1939 Mussolini decide di occupare l’Albania. Nel maggio 1939 con la definitiva entrata in guerra dell’Italia, Lanciotto è chiamato a combattere in Grecia ed in Iugoslavia, in questo periodo tramite alcune testimonianze, pare che Lanciotto abbia avuto buoni rapporti con i partigiani iugoslavi, pur facendo parte dell’ esercito invasore, la sua scelta di campo è maturata.Una testimonianza, quella del fratello Vittorio che era insieme a Lanciotto in Iugoslavia, il quale parlando con i figli ha raccontato il vissuto della guerra:“Lanciotto, quando era in Iugoslavia, la sera spesso si allontanava di nascosto dal campo della divisione, prendeva una bicicletta e andava ad avvertire i paesi e i villaggi, tra cui un paese chiamato Baron che all’indomani sarebbe passato l’esercito italiano fascista e che avrebbero subito un attacco indiscriminato”. Riuscì a dare la possibilità di sopravvivere a centinaia di donne, bambini ed anziani che trovarono rifugio in altri luoghi. Vittorio gli diceva: – Lanciotto hai famiglia, se ti scoprono ti uccidono. “Non posso vedere uccidere persone innocenti” – rispondeva Lanciotto: – “Pensa ai nostri familiari, se si trovassero loro, nelle stesse situazioni…” .Tanto Lanciotto era conosciuto dai partigiani di Tito della zona, che Vittorio ebbe salva la vita, – racconta che si era allontanato dal reparto per avvicinarsi ad un torrente (gli piaceva tanto pescare) ma da una boscaglia uscirono i partigiani. – Sono morto! Pensò. – …. Ma uno di loro riconobbe la somiglianza con Lanciotto e grido in slavo: – “Fratello, fratello”. Lo riconobbero come fratello di Lanciotto, quello che aveva salvato con le sue informazioni tanti loro familiari. Lanciotto aveva maturato da tempo la sua scelta di campo, quella di rifiutare la guerra e di combattere chi la propaga. Rimpatriato nel giugno 1943 Lanciotto è a Firenze assegnato all’84° reggimento fanteria, viene poi ricoverato, all’Ospedale militare di San Gallo per dolori reumatici che lo rendevano leggermente claudicante.
Da una testimonianza del Patriota Paoli Spartaco incontriamo Lanciotto alla data del 27 luglio mandato a chiamare dai cittadini di San Donnino.
TESTIMONIANZA DI PAOLI SPARTACO (rilasciata all’Anpi)
Il 25 luglio 1943 che giornata è stata?
Qui a Campi il 25 luglio era una domenica, mi ricordo che un bisbiglio mi arrivo e mi dette la stupenda notizia, io non seppi trattenermi ed esultai dalla gioia, mi dissero di essere cauto e di aspettare. Durante tutta la notte un solo pensiero fremeva la mia mente, una gioia e un eccitazione unica, la fine del fascismo…finalmente.La mattina seguente (il 26 luglio) alle 5 ero già sveglio non stavo nella pelle, poi la mattinata del 26 luglio verso le 9,00 una folla spontanea ed esultante festeggio la notizia con l’assalto della casa del fascio, buttammo tutto i mobili e gli stemmi fuori dalla finastra dai balconi giù per strada, carte etc, tutto quello che si trovava, prendemmo a schiaffi alcuni di loro che andarono poi a rifugiarsi in Chiesa dal Don Santoni e solo l’intervento dei capi dell’ organizzazione clandestina evito il peggio, la folla era molto arrabbiata, e non faceva più distinzione tra quelli che erano i violenti e quelli che invece avevano servito il fascismo per vari motivi.Mi ricordo che il giorno dopo il 27 andammo a S. Piero a Ponti ed a S. Donnino ad assaltare le varie case del fascio, a S. Donnino confermo che il maresciallo di San Piero a Ponti ci punto la pistola addosso e Lanciotto che era con noi disse: – Un tunn’hai il cuore di sparare e gliela tolse, e gli disse di andare via a pensare alla sua famiglia, che unn’era il caso di prendere le difese dei fascisti. Il maresciallo si allontano, prendemmo le case del fascio e le devastammo. Purtroppo non fummo molto furbi, non pensavamo che poi sarebbe successo ciò che e successo, dovevamo distruggere tutti i dati anagrafici della popolazione, così avremmo evitato le chiamate alle armi e le minacce di morte.
A riguardo degli eventi del 26 luglio 1943 c’è anche la testimonianza di Enzo Puzzoli, rilasciata all’ANPI locale:
“L’entusiasmo della popolazione locale per la notizia si manifestò con grande euforia. Una trentina di fascisti locali andarono a nascondersi nella Pieve di S. Stefano e chiesero la protezione al pievano don Santoni. La folla era inferocita per le persecuzioni subite, per i lutti a causa del regime e della guerra, sembrava non arrestarsi neppure di fronte al pievano. I patrioti antifascisti si accorsero che la follia aveva preso il sopravvento. Mandarono a chiamare Ferdinando Puzzoli e Marino Cecchi i quali si posero davanti al portone della Pieve. Nandino parlò ai suoi concittadini e disse: – Volete fare come hanno fatto fino ad ora loro, i fascisti? Allora entrate, se volete diventare come loro. Oppure avete una coscienza, un’anima, un ideale per sperare, per cambiare, per migliorare? Se è così tornate a casa.Lanciotto è gia inserito nel movimento clandestino antifascista e alla notizia dell’Armistizio l’8 Settembre tornò definitivamente a casa.In quei giorni frenetici, bisogna organizzarsi, darsi da fare. I Ballerini,i Puzzoli, i Conti, Verniani, Querci, Bacci, Paoli, Roti, Sernissi, Palloni, Papi, Bernardi, Frati, Borracchini , Casini, Calieri, Passerini, Bacarelli, Rastrelli, Pancani, Rossi, Panerai, Rugi e altri antifascisti locali mettono in atto in clandestinità, un cordone di sicurezza intorno alla loro comunità.Lanciotto insieme con altri patrioti locali, entrano in azione in quei primi giorni di ribellione, assaltando un carro armato guidato da “camicie nere” che transitava nell’Osmannoro, presso la località detta “Casa Bianca” (nucleo di case vicino alla motorizzazione). Dopo aver fatto correre a gambe levate i carristi disarmandoli, resero inutilizzabile il carro prelevando tutto ciò che poteva essere utile, i proiettili, le armi e la mitragliatrice che era sopra al carro. Così Lanciotto si procurò la prima mitragliatrice che portò con sé in montagna. La sera del 15 settembre 1943 dalla casa colonica del mezzadro antifascista Serafino Colzi a Tomerello il gruppo partigiano locale, comandato da Lanciotto, risalendo l’alveo del Torrente Marina raggiunge Monte Morello.
A.N.P.I. “Lanciotto Ballerini” Campi Bisenzio
Quindi come ci racconta Enzo questo gruppo di partigiani guidato da Lanciotto Ballerini e Ferdinando Puzzoli parte il 15 settembre per Monte Morello, forse il primo gruppo di partigiani dell’intera Toscana che in maniera organizzata si sposta sui monti.Nei mesi a seguire l’azione è incentrata sul vettovagliamento e sulla costituzione di una sufficiente dotazione di armi ed equipaggiamento.Numerose volte Lanciotto torna a Campi Bisenzio per prelevare quello che amici e compagni erano riusciti a mettere da parte.Quando passa per le vie del paese i fascisti fingono di non vederlo per non doversi misurare con lui e perché è evidente da che parte sta la popolazione.Gli ultimi giorni del 1943 Lanciotto si sposta con la sua banda da Monte Morello verso i monti del pistoiese, ma sulla Calvana il 3 gennaio 1944 cade da eroe nella battaglia di Valibona.La formazione partigiana (vi si erano aggregati due soldati russi,due soldati jugoslavi e un capitano inglese fuggiti dalla prigionia), era da pochi giorni accantonata in località Case di Valibona quando, da Prato, Vaiano e Calenzano mossero le formazioni della guardia repubblichina, del battaglione Muti, di carabinieri e fascisti dei comuni limitrofi. I partigiani furono attaccati al crepuscolo.
La sorpresa degli uomini di Lanciotto, che non aveva disposto sentinelle, sarebbe stata completa, se uno dei militari russi non si fosse per caso svegliato all’alba e non fosse uscito dal casolare nel quale riposavano i partigiani. il russo Mirko visti i fascisti a pochi metri dalla base, svegliò Lanciotto.Il comandante, prontamente,dette l’ordine al sardo Ventroni di sparare con il fucile mitragliatore “Breda” costringendo i fascisti ad arretrare; poi, vistosi accerchiato, decise il tutto per tutto, per consentire, almeno ad una parte dei suoi uomini, di sganciarsi. Ballerini, mentre gli altri partigiani sparavano con tutte le armi a disposizione, attaccò a colpi di bombe a mano due nidi di mitragliatrici, neutralizzandoli. Al terzo assalto cadde, colpito in fronte.I fascisti catturarono Vladimiro Andrey, tenente dei genieri dell’Armata rossa che aveva un piede ferito,e lo finirono barbaramente. Il partigiano sardo Ventroni, addetto alla mitragliatrice “Breda”, fu bruciato vivo con il lanciafiamme.In quello scontro, che è valso a Ballerini la massima ricompensa al valore, i fascisti della Muti e i repubblichini ebbero cinque morti, tra cui il comandante del presidio di Prato, e un alto numero di feriti. A Campi Bisenzio c’è ancora chi ricorda il suo funerale:Ad attendere la salma di Lanciotto Ballerini al Cimitero comunale quel Sabato 8 Gennaio 1944, – “C’era il mondo” – ricorda Carolina Cirri, la moglie – “un’incredibile folla di persone commosse con tanti fiori rossi,” – tanti i partigiani armati scesi dalle montagne, molte le corone di fiori, i patrioti, gli antifascisti rendono omaggio al comandante partigiano. A dispetto delle minacce fasciste Don Conti celebra il rito funebre. I fascisti non hanno il coraggio di intervenire.- nonostante i nazifascisti fossero ancora lontani dall’essere sconfitti . Onore al comandante della prima formazione garibaldina costituitasi in Toscana dopo l’armistizio. Da quel che era rimasto di quella banda partigiana – poco più di una dozzina di uomini che avevano combattuto per quattro mesi, fornendo più prova d’audacia che di organizzazione, così come era nel carattere di Lanciotto, ma che avevano inflitto gravi danni al nemico con improvvisi assalti e colpi di mano – sarebbe nata la brigata “Ballerini”, che avrebbe operato sin dopo la liberazione di Firenze.Lanciotto Ballerini e due dei suoi uomini (altri 5 furono catturati, percossi e feriti gli altri 9 riuscirono a passare l’accerchiamento), caddero la mattina del 3 gennaio del 1944.

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L’Eroe Partigiano Lanciotto Ballerini e i Lupi Neri

 

La Battaglia di Valibona – pubblicazione Anpi

Inseriamo una  Testimonianza del Partigiano Leandro Agresti detto Marco, Presidente dell’ANPI di Rifredi, Combattente nella Brigata Garibaldi “Lanciotto Ballerini”

 breve metteremo il video dell’intervista.

Ho conosciuto Lanciotto, su M. Morello, noi eravamo accampati alla Cappella di Ceppeto, Lanciotto e il suo gruppo avevano base a Morello all’inizio. Spesso mentre eravamo di guardia il Comandante ci veniva a trovare nel giro di ispezione. Mi ricordo la bandiera del suo gruppo, rossa con un lupo nero a fauci spalancate con la scritta Lupi Neri di Toscana. Il 26 dicembre 1943 venne a salutarci e mi disse che aveva avuto disposizione dal C.T.L.N. di recarsi ai Faggi di M. Javello per ricompattare due gruppi di patrioti garibaldini che avevano avuto qualche diverbio tra di loro. Era un esperto militare ed un buon Comandante, un fratello maggiore, ero certo che avrebbe compiuto al meglio l’incarico.

Testimonianza di Ferdinando Puzzoli

Commissario politico del gruppo partigiano garibaldino “Lupi Neri”

 L’accerchiamento di Valibona, frutto della delazione di spie fasciste, dimostrò di quale tempra erano forgiati i nostri uomini. Eravamo 17 dodici italiani, due sovietici, due slavi e un capitano inglese, ex prigionieri fuggiti dal carcere o da campi di prigionia. Il 3 Gennaio 1944: – Alle sei del mattino, noi dormivamo in un fienile di muratura adiacente a tre case coloniche raggruppate in località Valibona. Ad un tratto mi sento violentemente scuotere il braccio.

E’ il sovietico Mírko che, con voce emozionata, mi dice : – Commissario siamo accerchiati! Tanti e tanti fascisti con mitraglie in pieno assetto di guerra. Mi alzo scuoto Lanciotto e gli riferisco l’accaduto ed egli silenziosamente si alza.

Mi rivolgo sottovoce al sovietico e gli dico che svegli tutti gli uomini. Il sardo Ventroni, addetto al fucile mitragliatore, piazza la sua arma verso

l’entrata del fienile. Le nostre armi erano moschetti con circa dodici caricatori ciascuno e una sessantina di bombe a mano, rivoltelle ed un fucile mitragliatore “Breda”. Prendo il moschetto e mi avvio verso l’ingresso del fienile seguito da Lanciotto che invita tutti gli altri a seguirci.

Vesuvio (Ciro Pelliccia), saputo che eravamo accerchiati, esce con un motto di spirito: ‑ Finalmente ‑ egli dice: ‑ i fascisti sono venuti a trovarci -. Alle prime luci dell ‘alba, un’alba fredda di gennaio, una voce dal di fuori con tono autoritario grida: ‑ Arrendetevi, o sarete tutti morti. Per tutta risposta, Lanciotto ordina al sardo Ventroni di aprire il fuoco con la mitragliatrice. Tutti gli uomini stesi a terra all’entrata del fienile sparano con il moschetto. Lanciotto, con un salto, ha scavalcato l’entrata del fienile e del cancello.

Lancia bombe, Rosolino (Matteo Mazzonello) salta anche lui per seguirlo. Gli ordina di rientrare. Fra una pioggia di proiettili che fischiano rabbiosamente, i due rientrano. Con la coscienza della drammatica situazione in cui ci trovavamo, Lanciotto grida rivolto a me: – Tu tieni forte costi, io vado in fondo al fienile a scardinare la porta laterale -. In quel momento una bomba scoppia nel retro del fienile con un fracasso infernale. Dopo qualche attimo Lanciotto dotato di una forza non comune, riesce a scardinare la porta e con voce ferma grida: – scendete tutti, giù! Venite presso di me. Rimanga solo il sardo con il bipiede. Portatemi tutte le bombe disponibili ‑. Gli uomini hanno un attimo d’indecisione, sono pallidi, comprendono la lotta impari da affrontare. Egli intuisce quell’attimo d’indecisione e grida: – Fai scendere tutti e a chi non vuole sparagli ‑. Mi rivolgo ai compagni dicendo loro: –  Avanti ragazzi, scendiamo tutti ‑. Allora tutti scendono, portando le bombe, e Lanciotto se ne riempie le tasche e la camicia gridando: ‑ Al mio ordine uscite tutti, sparate calmi e risparmiate le munizioni. Tentiamo di rompere l’accerchiamento ‑. Con rapidità fulminea scaraventa la porta lanciando bombe fuori.

Quindi usciamo tutti dietro a lui. Scorgiamo gruppi di nemici fuggire. Guidati da Lanciotto giungiamo dietro al fienile. A balzi attraversiamo una piccola aia per raggiungere un fosso laterale ed un secondo fienile. Sparano. Sparano con la mitragliatrice. A questo punto Lanciotto vede circa cinquanta guardie “repubblichine” con i mitra imbracciati che scendono dalla collina verso di noi.

Con voce tonante grida:  – Tutti dietro a me. Avanti ragazzi! E con una bomba in bocca ed una in mano si slancia verso i nemici lanciando bombe in mezzo ad essi con una velocità eccezionale e con una precisione eccelsa gridando. Squadra “A” a destra, fuori le mitraglie pesanti. Squadra “B” a sinistra, fuori i mortai d’assalto ‑. Siamo uno contro cinquanta. Ma i nemici sono terrorizzati e si sparpagliano in fuga disordinata, inseguiti dai nostri colpi. L’accerchiamento era rotto verso Est, ma nessuno di noi, trascinati dall’audacia di Lanciotto, sentì la voglia di fuggire. Lanciotto in testa raggiunse il comandante della formazione nemica e in una lotta corpo a corpo lo investe come un uragano, colpendolo alla testa con il calcio della rivoltella e gettandolo a terra. Vandalo, partigiano di vent’ anni di Sesto Fiorentino, spara cantando Bandiera Rossa, Tesi Guglielmo, Barinci Antonio e tutti gli altri compagni si battono con furia. Ai nemici giungono continuamente rinforzi, il fuoco accelerato delle armi automatiche ed il miagolio caratteristico delle pallottole fende l’aria. Sembra trovarsi avvolti in una bolgia infernale. Lanciotto, ritto, come sfida alla morte, si lancia verso una mitraglia nemica per catturarla. Ma, a circa dieci metri da essa è colpito da una raffica e rimane fulminato, sono circa le nove e la lotta continua impari. Il sangue scorre e le munizioni stanno per finire. I fascisti sentono che sono vicini alla vittoria e poi sentono che abbiamo cessato di sparare. Sentiamo che gridano: ‑ Avanti, cosa aspettiamo, non hanno più munizioni ‑. Ma forse la loro viltà ed il nostro comportamento non danno loro il coraggio di avanzare. Il terreno è sparso di morti.

Il capitano inglese Carlino, a circa trenta metri dietro di me, mi grida: ‑ Nando indietro, altrimenti ci catturano. Ordino la ritirata e faccio passare avanti tutti. Mi sento come inchiodato al terreno. Vorrei portare via Lanciotto. Il mio più caro fratello e compagno adorato. Ho il cuore infranto. E’ stato il più grande dolore della mia vita. Vandalo e Guglielmo mi tirano per le braccia. Raggiungiamo la cima, scollinando verso Vaiano inseguiti dalle raffiche di mitra. So che i fascisti sfogarono la loro libidine di sangue sui feriti e contro le famiglie di coloni dando tutto alle fiamme dopo uno spietato saccheggio…

Sul terreno dell’aspro scontro a fuoco, rimangono i corpi senza vita del Comandante Lanciotto Ballerini e del sardo Luigi Giuseppe Ventroni (ucciso in battaglia e ritrovato bruciato mentre ancora impugnava la mitragliatrice), rimane a terra ferito gravemente Loreno Barinci, intorno vi sono alcuni feriti e i corpi senza vita di alcuni nemici (per una ferita alla gamba, dopo dieci giorni d’agonia in ospedale a Prato, morirà Duilio Sanesi, capo della spedizione fascista). I fascisti catturano cinque partigiani, sparano in bocca ad Andrey Vladimiro tenente dei genieri dell’Armata Rossa, uccidendolo, a Mario Ori gli viene sparato ad un braccio, Tommaso Bertovich, Corrado Conti e Benito Guzzon sono percossi e tutti dopo le intimidazioni e le sevizie vengono in tarda serata consegnati ai nazisti alla Fortezza da Basso. Loreno Barinci, rimane lasciato a terra creduto morto, viene catturato il giorno dopo, gli altri nove partigiani sono riusciti a rompere l’accerchiamento ed a trovare riparo in direzioni diverse.

 

Un imboscata fascista

“Una banda staccatasi dai Garibaldini di Monte Morello va alla montagna di Pistoia per unirsi alle formazioni  autonome di Pippo (Manrico Ducceschi) e cade in un imboscata fascista a Valibona (Monti della Calvana)

Lanciotto Ballerini, il comandante,  è un giovane di Campi Bisenzio che ha un fratello con i partigiani e uno nelle prigioni fasciste. Macellai, erculei, picchiatori di fascisti anche negli anni del regime, i Ballerini appartengono a quella vena anarchica della toscana popolare che i comunisti vorrebbero assorbire.

(G. Bocca – Storia dell’Italia Partigiana, Mondatori Milano 1995)

 

“Siete morti, arrendetevi”

“Si sta dormendo tutti nella capanna di Valibona.

Vladimiro, un tenente russo biondo e allegro, (è Mirko, il soldato russo che esce per un bisogno) per un improvviso bisogno esce, rientra affannato, scuote Lanciotto: “Capo, grande capo, fuori fascisti. Siamo tutti in piedi, fra la confusione del primo momento si raccolgono le armi bestemmiando. Ma Lanciotto ha fatto tanti anni di guerra è calmissimo, ci rincuora tutti, ci fa andare su nel palco dov’era la legna, fa riunire tutte le armi, le bombe vicino a lui. I fascisti si sono accorti che noi stiamo all’erta, uno di loro si fa avanti con una torcia da automobile fruga nel buio e grida: “ Siete morti, arrendetevi!”. Lanciotto spara, quello casca e allora da tutte le parti è un crepitio di colpi, Lanciotto ci raccomanda di non sciupare  le munizioni. Lui, in piedi a gambe larghe, prende le bombe ad una ad una, gira a lungo il braccio come avesse una clava e le lancia lontano dove pensa che i fascisti siano più fitti. E quelli credevano che noi si avesse un mortaio”.(testimonianza di Loreno Barinci – 1975 – Maria Guitta)

 

Morte di un eroe

Lanciotto e i suoi uomini si attestano lungo i muretti esterni della casa riuscendo a tenere una linea di fuoco molto larga che disorientò i fascisti che in breve si convinsero di avere a che fare con una squadra molto numerosa e ben armata.

Affiancato da Loreno Barinci, Lanciotto si lanciò in avanti proteggendosi con il lancio di bombe a mano con i suoi che lo seguivano a distanza. Proprio quando Lanciotto aveva individuato il punto debole dell’accerchiamento nemico accadde l’irreparabile, lui e il Barinci erano infatti stati individuati dai nemici e non appena i due cercarono di tornare all’attacco vennero inesorabilmente colpiti: un colpo alla testa non dette a Lanciotto che il tempo di mormorare. “Mamma”, mi hano preso”, il Barinci venne invece colpito da due proiettili in pieno volto e rimase a terra gravemente ferito.

(F. Nucci- Un anno di guerra – 2002)

 

 

Una grande amicizia

“Lo conobbi quando avevo sette anni e lui cinque in quella che allora si chiamava Piazza del Generale. Nacque subito una grande amicizia; insieme facevamo vita di campagna…eravamo grandi sperperatori di fichi e d’uva.

Quando diventammo un po’ più grandi, riuscimmo a mettere i soldi per comprare un fucile da caccia; ci costò sette lire e  per raggiungere questa somma, dovemmo fare mesi e mesi di sacrifici. Non avevamo porto d’armi… all’epoca io avevo 16 anni… ma andavamo lo stesso a caccia”. (Arnoldo Meschini)

 

Quel pane diviso con i compagni”

“Lanciotto fece tutta la guerra d’Etiopia, la sua classe quella del 1911, fu la prima ad essere richiamata. Partì come soldato e poco dopo divenne caporal maggiore proprio per le sue doti di coraggio. Un atto di valore gli valse la proposta di promozione a Sergente, ma la proposta non ebbe seguito perché, dopo poco venne punito per aver diviso il pane con i compagni di grado inferiore, cosa questa mal tollerata dalle  gerarchie militari del tempo (Arnoldo Mechini)

 

Un comunista privo di dottrina

“Lanciotto era un uomo di trent’anni, alto, in un certo senso bello. Era un combattente, un comunista privo di dottrina, coraggioso: la sua vanità era inoffensiva, era un qualcosa che riguardava il suo passato di pugile, che ancora sentiva dentro di sé”. (Stuart Hood)

 

Era un gigante dagli occhi celesti

“Lanciotto, dopo la sua morte, era diventato il simbolo dell’eroismo; io sapevo di lui soltanto come era morto e che era alto e biondo, un gigante dagli occhi celesti. (Maria Luigia Guitta)

 

Lanciotto lo incontrai in questa piazza

mentre organizzavamo la formazione partigiana era i primi di settembre del 1943. Noi e quelli del partito d’azione si organizzammo subito.  Teresa Mattei (Chicchi)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ferdinando Puzzoli detto Nandino,

nasce a Reggello l’ 8 ottobre 1892, e muore a Campi Bisenzio il 24 dicembre 1948.

Il ricordo di Nandino è un’immagine “sempreviva”, fatta di lavoro e di impegno sempre intenso, un vissuto di pericoli, di battaglie, di morte di cari amici e compagni. Nandino è un esempio di solidarietà, un patrimonio positivo di tutti gli italiani democratici, contro la dittatura e l’oppressione, per la pace, la libertà e la democrazia. E’ un altruista per natura,  una persona con una mentalità moderna ed aperta, coerente, un Antifascista convinto, un personaggio straordinario; il suo modo di parlare e il suo incredibile passato di arresti e persecuzioni lo portano ad essere un fondamentale punto di riferimento per tutto l’Antifascismo campigiano.

Ferdinando è già schedato come anarchico dalla prefettura di Firenze nel 1915, è conosciuto come articolista corrispondente di vari giornali tra cui Umanità Nova dove suo fratello maggiore era uno degli organizzatori di riferimento del movimento anarchico fiorentino, /dal 1019 al 1921 Ferdinando frequenta ambienti socialisti ed aderisce ai primi fasci, dal 1921 si iscrive al partito comunista. Test. Enzo Puzzoli, figlio) è sempre testardamente fedele e coerente a se stesso con le sue idee contro il nazionalismo ed il militarismo, che hanno portato l’Italia alla tragedia della prima guerra mondiale. Negli anni “Venti”, Nandino si trasferisce a Campi, si sposa e lavora come oste in una bottega di proprietà. Durante tutto il ventennio fascista, Ferdinando si sente in dovere di lottare per la giustizia e la libertà, diviene un esponente di punta del “Soccorso Rosso” locale  “non poteva tollerare di veder bastonare la gente ed ha sempre combattuto contro queste sopraffazioni. Perseguitato dal Tribunale Speciale, schedato come Antifascista anarchico, viene puntualmente arrestato, ogni qual volta arriva qualche personalità ufficiale a Firenze. E’ intrattenuto per ben 48 volte. Dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale, mentre il mondo intero soffre e lotta, a Campi alla caduta del fascismo (25 luglio 1943), l’antifascismo campigiano si riorganizza intorno a due figure fondamentali:i comunisti Spartaco Conti e Ferdinando Puzzoli, i quali insieme ai tanti antifascisti locali  organizzano e sperimentano in queu momenti la guerriglia contro l’infame e criminale nazifascista.  Il 15 settembre ’43, Ferdinando con il nome di battaglia “Novatore” è impegnato nella lotta partigiana con l’incarico di Commissario politico del gruppo Garibaldi d’assalto “Lupi Neri” insieme al compagno e amico Lanciotto Ballerini. Dopo la Battaglia di Valibona, Ferdinando Puzzoli continua a partecipare come Patriota nel Comitato toscano di Liberazione Nazionale, da sempre ricercato viene arrestato e portato da Carità a villa triste, dove venne torturato ed asportati 7 denti, ma riusci a fuggire anche da lì, alla Liberazione del paese, continua la sua opera, come primo segretario del partito Comunista locale e dell’A.N.P.I.

Nel maggio 1946, con le varie testimonianze raccolte da Ferdinando Puzzoli, viene concessa alla memoria di Lanciotto Ballerini la Medaglia d’Oro al Valor Militare con la seguente motivazione:

“Comandante dal settembre 1943 la Prima Formazione Garibaldina Toscana, la guidò valorosamente per 4 mesi nelle sue molteplici azioni di guerra. Con soli 17 uomini affrontava preponderanti forze nemiche, dopo aver inflitto fortissime perdite, sì da costringerle a ritirarsi in posizioni retrostanti, assaliva arditamente da solo, a lancio di bombe a mano, l’ultima posizione che ancora minacciava la sorte dei suoi uomini. Cadeva, nel generoso slancio colpito in fronte dal fuoco nemico.”

 

POETICA dedicata al Comandanre Lanciotto Ballerunu

In mezzo alla tempesta dalle palle roventi che sibilando squarciano l’aria,

l’alta persona eretta, come un antico eroe, dominando il fragor della battaglia

mette il nemico in fuga, nella pugna (nel gruppo in fuga) ineguale, è tutta in lui

la forza bronzea e l’anima del popolo, colpito in fronte cade fulminato

con la visione dell’ideale, additando la generazione dei giovani la via della libertà,

offerta con coraggio leonino di atleta indomito.

(Ferdinando Puzzoli, febbraio1944)

Ciro Pelliccia, Partigiano della formazione garibaldina d’assalto “Lupi Neri” comandata da Lanciotto Ballerini, comunista, dopo la battaglia si riunì al gruppo partigiano comandato dal Bruschi. Ciro è stato un combattente sempre, attento e scaltro, un conoscitore delle montagne un inarrestabile compagno. Un azione che la figlia ed il nipote ricordano piacevolmente per la beffa fatta ai nazifascisti.
In aprile la resistenza fiorentina subi la perdita del compagno Faliero Pucci e fu catturato ferito Giulio Bruschi detto Berto.(“Durante una missione nell’area del pistoiese nell’aprile 1944,sulla via del ritorno il Pucci e il suo compagno, Giulio Bruschi, incapparono in un posto di blocco repubblichino: nello scontro che seguì, i fascisti ebbero un morto e tre feriti; Pucci restò sul terreno e Bruschi fu catturato.”) Viene organizzato un piano per liberare Berto che era stato portato all’ospedale di Careggi e tenuto sotto sorveglianza dai tedeschi, “Se avessero scoperto chi era non ne sarebbe uscito vivo dalla stanza delle torture” Dovevano agire e velocemente la squadra si formò, Ciro era il Dottore che con il camice bianco entrò nella camerata a visitare i malati, sangue freddo e determinazione, i tedeschi controllavano.. Controllando il compagno Berto, chiamo le guardie perché sbendando la ferita fece capire che il ferito andava portato in infermeria, aiutandolo lo portarono lì e i tedeschi si misero a controllare dall’esterno la porta I compagni li attendevano e subito Ciro prontamente si portò il compagno ferito sulle spalle e raggiunsero la libertà ribelle.

Onore e Gloria alla Resistenza.

Il partigiano Guglielmo Tesi, l’eccidio di Berceto.

Settant’anni e più, tanti ne sono passati dall’eccidio di Berceto
(Rufina – Pomino) che costò la vita a nove civili e due partigiani
combattenti, fra cui il concittadino Guglielmo Tesi.
Una storia incredibile, traboccante orrore.
Guglielmo Tesi nome di battaglia Teotiste, nato a Campi Bisenzio il 26 gennaio 1925 ucciso da tradimento

il 17 aprile 1944 da soldati dei reparti repubblichini addestrati in Germania, le cosidette SS italiane.

Onore e Gloria alla Resistenza Antifascista.

http://campibisenzio.anpi.it/…/…/LIBRO-GUGLIEMO-TESI_web.pdf

 

 

 

 

STUART HOOD, detto “Carlino”

 

Capitano Inglese

Nato ad Edzel (Scozia) il 17 Dicembre 1915 –  31 gennaio 2011,
Capitano dell’Esercito Inglese, evaso dal campo di prigionia PG49 di Fontanellato, in provincia di Parma, dopo essere stato ospitato a Migliana da alcuni contadini insieme con altri suoi connazionali, si aggrega alla Formazione Partigiana Comandata da Lanciotto Ballerini. Stuart Hood con il nome di battaglia “Carlino” è un intellettuale sensibile che lotta per gli ideali in cui ha sempre creduto. Stuart Hood ha scritto e pubblicato i ricordi della sua drammatica esperienza italiana. Uomo di cultura e di grande affabilità è cittadino onorario del Comune di Campi Bisenzio dal 1990 e Presidente Onorario della nostra Associazione Locale.

Parte della sua testimonianza:
In novembre attraversammo il passo dell’Abetone in mezzo alla neve alta. Indossavamo soltanto i vestiti che avevamo ricevuto dai contadini e ci chiedevamo se sarebbe stato possibile sopravvivere a quel freddo e se saremmo mai potuti arrivare in Toscana: “Sì, ce la facciamo!”. Ce l’abbiamo fatta. Facemmo un piano per arrivare a Pratomagno, che significava, lo sapevamo dalla nostra cartina geografica una mappa delle ferrovie italiane che avremmo in qualche modo raggiunto una località vicino a Prato, percorrendo la ferrovia Firenze – Bologna e camminando lungo il fiume che pareva scorrere lungo questa. Ci incamminammo con alcuni timori, cioè che una così importante linea ferroviaria poteva essere difesa. Era un giorno di dicembre al crepuscolo facemmo un giro per evitare un paese proprio davanti alla ferrovia si trattava infatti di Migliana lì incontrammo un tale. che ci chiese di farci riconoscere poiché ci aveva identificato. dagli stivali dell’esercito inglese. Quello fu un momento molto particolare, carico di tensione, che l’uomo subito dissipò mettendoci a nostro agio. Si chiamava Maurilio Franchi e ci persuase ad entrare nel paese. Rimanemmo in questo luogo per alcuni giorni. Poi con lui e sua moglie Gina, ci incamminammo una notte verso il Bisenzio, in direzione della linea ferroviaria, poi ci dirigemmo verso la Calvana ed infine arrivammo in una fattoria sul Monte Morello.

Lì mi ritrovai in mezzo ad un gruppo di partigiani armati di fucili ed una mitragliatrice. Da ciò che sapevo del movimento antifascista e del ruolo degli italiani nelle Brigate Internazionali in Spagna, avevo sempre immaginato che ci poteva essere un movimento partigiano in Italia formato dallo stesso tipo di persone. Ora ero felice di essere in contatto con loro. Dal mio punto di vista non era importante a fianco di chi si combatteva il Fascismo, l’importante era combatterlo. Ciò che trovai fu una formazione prevalentemente italiana ma che aveva anche persone jugoslave e russe. Era veramente un’organizzazione internazionale ed anche nel modo di pensare politicamente. Non eravamo considerati stranieri o ex nemici, non eravamo guardati con sospetto, ma fummo accolti con calore, come combattenti e compagni. L’accoglienza che ricevetti a Monte Morello confermò la mia fede nei legami internazionali che attraversavano le frontiere; avevo sempre ritenuto questo come uno dei principi fondamentali del Socialismo. Fu proprio con questi compagni che imparai a cantare Bandiera Rossa e il suo ritornello per “il comunismo e la libertà” che era ed è uno slogan utopistico, ma ogni persona ha bisogno di utopie era quello che Marx chiamava “il sogno di una cosa”.
Dopo la Battaglia di Valibona, “Carlino” Stuart Hood, ha contatti diretti con il CTLN , dopo un po di tempo viene trasferito a Siena dove è inserito come vigile urbano all’interno della Città. Quando gli alleati entrano in Siena, in Piazza del Palio “Carlino” è lì insieme a l’antifascismo senese ad accogliergli.. E’ stato un Onore averti conosciuto. Onore e Gloria a Stuart Hood, un compagno, un partigiano, un vero antifascista.

 

 

 

ERNESTO MAGHERINI detto Lupo
Partigiano 22 Brg. Lanciotto

Firenze, 11 Agosto 1945.

 

 

Fascia del C.T.L.N. di un Patriota locale.

 

 

Firenze 1944, subito dopo la Liberazione della Città, stampa in ricordo delle virtù dei due comandanti garibaldini caduti per tutti noi.

 

 

 

Le forze popolari che si sono distinte nella lotta di liberazione dal nazifascismo, vincono le prime elezioni democratiche a suffragio universale nel marzo 1946.

 

 

 

1944, Primo Ricordo del sacrificio dei compagni caduti in battaglia, Ferdinando pose nel giugno 1944 sul luogo in cui venne recuperato il corpo del comandante,

 

 

Ferdinando Puzzoli, primo segretario della Sezione Anpi di Campi Bisenzio e primo segretario del partito comunista locale, pose a ricordo perenne nel maggio 1945 . I comunisti di Campi Bisenzio ricordano.

 

 

Valibona 1945. Ballerini, Verniani, Puzzoli e familiari intorno alla Lapide, scritta da Ferdinando Puzzoli. Maggio 1945 il partito Comunista di Campi Bisenzio.

 

 

 

Intorno al nuovo Cippo in Ricordo della Battaglia,

 

 

Il Comandante delle Formazioni Garibaldi Italiane, Luigi Longo riconosce al Valore Garibaldi Renzo Ballerini fratello di Lanciotto, combattente a fianco dei compagni riuniti nella 22° Brigata Lanciotto fino alla Liberazione di Firenze.

 

 

Le forze popolari antifasciste, vincono le prime elezioni locali democratiche, marzo 1946

 

 

 

 

LA TESSERA DEL PARTIGIANO, 1945

Combattente nelle file della Resistenza francese.

 

 

 

Amedeo Parenti, partigiano. Combattente in Francia ed in Italia nelle file della Resistenza, In Occasione del 70* Anniversario della Liberazione, la Bandiera della 22° Brigata Lanciotto con la quale ha combattuto i nazifascisti.